Il sorriso di chi è cresciuto a New York e la parlantina fiera di chi ha riscoperto le proprie radici tra i vigneti dell’Umbria e il calore di Napoli. Frankie Stola, il “talismano” e MVP dei Guelfi Firenze e dell’Italian Bowl, è il volto moderno di un football italiano che abbatte i confini. In campo è un ricevitore dominante, implacabile e sicuro dei propri mezzi, protetto dal talento dei compagni che considera veri e propri fratelli. Fuori dal rettangolo di gioco è un ragazzo guidato dalla curiosità di esplorare il mondo, profondamente legato ai sacrifici della sua famiglia e capace di unire sotto la stessa bandiera il sogno a cinque cerchi del Flag Football e l’amore per la semplicità di una giornata in spiaggia. Un campione totale che gioca con l’America nel cuore e l’Azzurro sulla pelle.
Ormai ti definiscono un vero e proprio “portafortuna”, dato che ovunque vai arrivano i titoli: due scudetti in due stagioni con i Guelfi, il premio di MVP a Ferrara e l’Europeo di Flag Football con l’Italia. Ti senti un po’ mago o è solo il frutto di un duro lavoro? E adesso che siete stabilmente la squadra da battere, come state vivendo questo storico “back-to-back” anche a livello di spogliatoio e festeggiamenti?
«Sono stato semplicemente fortunato a trovarmi nelle situazioni giuste, con una grandissima chimica di squadra e una cultura vincente che mi stimola e mi permette di elevare anche i miei compagni. Questo secondo titolo è stato diverso da quello vinto a Toledo, in Ohio, l’anno scorso. Lì era il coronamento di un anno speciale in cui non eravamo ancora del tutto consapevoli di quanto potessimo essere dominanti. Quest’anno, invece, eravamo la squadra da battere; tutti ci hanno affrontato dando il 100%, e vincere davanti al pubblico italiano a Ferrara è stato incredibile. I tifosi sono stati pazzeschi: cori, tamburi, bandiere, fumogeni… un’energia unica che abbiamo percepito chiaramente nell’aria e che l’IFL e la FIDAF sono stati bravissimi a radunare in un unico grande weekend per tutto il movimento.
Per quanto riguarda il titolo di MVP… io sono solo il prodotto del lavoro degli altri dieci ragazzi in campo; il loro talento mi dà la libertà e la fiducia per giocare al meglio. Lo spogliatoio? Siamo un gruppo unito, composto da alcuni dei miei ora migliori amici. Festeggeremo ancora parecchio: la città di Firenze ci ha invitato per diverse iniziative, faremo il classico giro su un “party bus” come negli anni passati e più avanti ci sarà la cerimonia di consegna degli anelli. Sappiamo che le squadre cambiano ogni anno tra ritiri e trasferimenti, quindi esserci presi questo momento e aver scritto la storia come miglior team d’Italia è stato assolutamente qualcosa di speciale. Ciò che mi motiva a continuare a vincere è proprio questo: l’amore per il gioco, fare touchdown e capire quanto ancora possiamo essere dominanti insieme ai miei “fratelli”».
Photo credits: Daniele Bettazzi
Il tuo arrivo a Firenze ha il sapore di un ritorno a casa per un italo-americano con doppia cittadinanza. Com’è stato l’impatto con lo stile di vita italiano, il legame con la tua famiglia che viaggia per seguirti e le tue passioni nascoste, come il lavoro in cantina e l’amore per il mare?
«È un’esperienza incredibile che mi ha regalato amicizie per la vita. Avendo già giocato in Germania e in Spagna, ho sempre ritenuto fondamentale viaggiare per vedere il mondo da prospettive diverse. Da italo-americano, sarò sempre grato al football per avermi portato a Firenze. Ho la fortuna di avere una famiglia fantastica: sono cresciuto a Long Island con due fratelli e lo sport ha plasmato la nostra infanzia. Sapere che i miei genitori e i miei fratelli affrontano un viaggio così lungo per vedermi giocare significa tutto per me, gioco anche per loro.
Inoltre, ho girato molto l’Italia ed è difficile trovare un posto che non mi piaccia. Ho persino vissuto e lavorato in Umbria all’interno di un’azienda vinicola… quindi sì, si può dire che ami il vino! Avendo origini nel casertano, sono stato spesso a Napoli e amo follemente l’energia di quella città. Ma venendo da Long Island, adoro soprattutto il mare, che sia sabbia o roccia poco importa. C’è una grande differenza rispetto alle spiagge negli Stati Uniti: in America ci sono onde oceaniche e la gente fa molto più body surf, portandosi tutto da casa; in Italia c’è il Mediterraneo, quindi l’acqua è più calma, l’atmosfera è più rilassata, si beve, ci si diverte… è la vera “dolce vita” anche in riva al mare. Anche con la lingua va alla grande: non sono fluidissimo, ma parlo abbastanza bene! Ci scherzo dentro lo spogliatoio da sempre. Avendo lavorato in Umbria e frequentato i raduni della Nazionale, mi sono trovato spesso in contesti in cui si parlava solo italiano, e questo mi ha aiutato a sviluppare rapidamente un idioma che a casa, a New York, non usavamo molto».
Photo credits: Antonio Bua
Capitolo Nazionale: l’anno scorso hai conquistato l’Europeo di Flag Football in Azzurro. Che significato ha per te quella maglia, come vedi il futuro di questa disciplina in vista delle Olimpiadi? Infine, una curiosità culinaria: quale cibo italiano descrive meglio il tuo modo di giocare?
«Indossare la maglia azzurra e sentire l’unione sotto la stessa bandiera è stato surreale, un grandissimo onore. Prima di allora non avevo quasi mai giocato a flag football ed è uno sport davvero diverso dal tackle. Una volta comprese le tattiche ed i movimenti giusti, mi sono divertito tantissimo, anche perché ho giocato con atleti fantastici e sono anche stato convocato dalla Nazionale tackle, il “Blue-Team”. Ora che il flag sta crescendo rapidamente in vista delle Olimpiadi, l’obiettivo per l’Italia è semplice: tenere il piede sull’acceleratore e continuare a dominare. Ad agosto ci saranno i Campionati del Mondo, un appuntamento cruciale per centrare la qualificazione olimpica. Pensare alle Olimpiadi per un giocatore di football è folle; crescendo non era nemmeno un sogno contemplabile, visto che non è mai stata una disciplina olimpica. Ma il football mi ha già portato in posti incredibili e se la mia strada dovesse condurmi fino a lì, sarebbe un’esperienza indescrivibile.
Per quanto riguarda la domanda sul cibo… ci ho pensato un attimo e so che questa risposta scatenerà parecchie discussioni tra i puristi: scelgo la pizza in stile New York! Sono italo-americano, i miei antenati vengono da qui ma io sono cresciuto a New York, dove facciamo le cose in modo un po’ diverso, e ho portato questa mia esperienza e mentalità qui in Italia, quindi direi che ci sta come risposta!
Volevo fare un ringraziamento ai Guelfi: amo questa squadra, i nostri tifosi ci hanno dimostrato un affetto immenso durante tutta la stagione e soprattutto all’Italian Bowl e credo che questo sia solo l’inizio di qualcosa di speciale. Il potenziale per il futuro è enorme».
L’articolo Frankie Stola, WR dei Guelfi Firenze e MVP dell’Italian Bowl: parla il talismano del back-to-back proviene da IlNewyorkese.



