I tappeti che Luigi XIV fece realizzare per un palazzo in cui non li usò mai, in mostra al Met

Nel 1668 Luigi XIV commissionò 92 tappeti per coprire l’intero pavimento della Grande Galerie del Louvre: circa 440 metri, sei volte la lunghezza della Galleria degli Specchi di Versailles. La manifattura parigina della Savonnerie impiegò oltre vent’anni a realizzarli, ma nessuno venne steso nello spazio per cui era stato progettato. Il re aveva spostato i propri interessi, e poi la corte, a Versailles. Alcuni di quei tappeti sono ora esposti al Metropolitan Museum of Art di New York, che dall’8 settembre ospita A King’s Carpet: Louis XIV and the Savonnerie, visitabile fino al 5 marzo 2028. La mostra ricostruisce la storia della commissione, dal lavoro necessario per portarla a termine alla dispersione dei pezzi fra residenze di Stato e collezioni private.

Il progetto era stato promosso dal sovrano e dal suo ministro Jean-Baptiste Colbert per impressionare ambasciatori e dignitari in visita. Chi percorreva la galleria avrebbe dovuto camminare su una superficie morbida e decorata quasi senza interruzioni: i 92 tappeti erano concepiti come parti di un unico insieme. Le dimensioni davano la misura della spesa che la monarchia francese poteva permettersi e della capacità delle sue manifatture di sostenerla. Secondo la ricostruzione del Grand Palais, l’intera commissione comprendeva circa quattromila metri quadrati di tessitura, con tappeti larghi quasi nove metri. La direzione artistica era affidata a Charles Le Brun, primo pittore del re.

Anche le immagini dovevano celebrare il sovrano. Nei disegni si alternavano paesaggi, decorazioni vegetali e scene che imitavano bassorilievi, con divinità, elementi naturali e riferimenti alla forza, alla vittoria e all’abbondanza. La guida del Grand Palais descrive, per esempio, un tappeto con al centro il volto di Apollo, il dio del sole a cui Luigi XIV associava la propria immagine. Intorno comparivano personificazioni dell’Europa, dell’Asia, dell’Africa e dell’America: il Re Sole illuminava simbolicamente le quattro parti del mondo. Il messaggio affidato alle decorazioni sarebbe stato visibile anche sotto i piedi degli ospiti.

Per produrre un insieme di quelle dimensioni furono necessari grandi laboratori e telai costruiti appositamente, usando legname destinato alle navi da guerra. La mostra dedica spazio anche alle condizioni di chi vi lavorava. Fra gli apprendisti c’erano bambini e adolescenti orfani, senza casa e senza adulti di riferimento, raccolti dalle strade di Parigi. La loro vista e l’agilità delle dita erano sfruttate per il lavoro di tessitura. Tra gli oggetti esposti compare un campione di prova che, secondo i curatori, fu probabilmente realizzato da uno degli orfani impiegati alla Savonnerie. L’attribuzione resta incerta, ma il pezzo permette di affiancare ai tappeti finiti una traccia dell’apprendimento necessario per fabbricarli.

Quando il Louvre perse centralità nei programmi di Luigi XIV, venne meno anche la destinazione per cui i tappeti erano stati realizzati. Molti rimasero in deposito per buona parte del Settecento; altri furono regalati a rappresentanti stranieri o trasferiti in diverse residenze. Con il tempo si perse l’idea che dovessero formare un’unica superficie. Come ricostruisce il Met nel presentare la mostra, alcuni furono tagliati o cuciti insieme per adattarli alle stanze in cui venivano sistemati. Dopo la Rivoluzione francese diversi esemplari furono privati degli emblemi monarchici e altri venduti. Parte di questa produzione entrò così nelle raccolte di famiglie e collezionisti come i Rothschild, J. P. Morgan, i Vanderbilt e i Frick.

Altri tappeti continuarono a essere utilizzati nelle sedi del potere francese, anche dopo la fine della monarchia. Alcuni furono stesi nella Galleria degli Specchi per la firma del trattato di Versailles, nel giugno del 1919. Il Grand Palais ricorda che un esemplare arredò l’ufficio del presidente della Repubblica fino al 2017 e che l’ultimo ancora in uso lasciò l’Assemblea nazionale nel 2024. Nel febbraio 2026, una mostra a Parigi ne ha riuniti nuovamente molti: il Met documenta l’allestimento di 32 tappeti, disposti uno accanto all’altro per rendere comprensibile l’effetto previsto per la Grande Galerie.

A New York la selezione comprende quattro tappeti completi, di cui tre appartenenti al Met, oltre a frammenti e al campione di tessitura. Curata da Wolf Burchard ed Elizabeth Cleland, è la prima mostra negli Stati Uniti dedicata alla Savonnerie ed è allestita nelle gallerie Wrightsman, dalla 524 alla 528. Un laboratorio temporaneo permette inoltre ai visitatori di osservare i restauratori mentre riparano e consolidano uno dei tappeti.

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