Alla Casa Italiana Zerilli-Marimò di New York, ieri sera, Davide Toffolo ha ripercorso il suo lavoro tra fumetto, musica e cultura underground italiana in una conversazione che si è concentrata soprattutto su Pasolini, il graphic novel pubblicato più di venticinque anni fa e diventato uno dei titoli più riconoscibili del suo percorso artistico.
«L’idea era immaginare la possibilità di parlare, attraverso il fumetto, a un pubblico che non fosse soltanto quello del fumetto di genere», ha raccontato Toffolo. «Cercavamo di capire quali storie potessero dare senso a questa nuova forma narrativa».
Nel ricordare la nascita del libro, Toffolo ha spiegato di essersi avvicinato a Pasolini come a una figura da attraversare più che da raccontare in modo tradizionale: «Mi interessava capire cosa volesse dire mettere un’intera esistenza a disposizione della scrittura». Da lì è nato un viaggio nei luoghi pasoliniani, dal Friuli a Roma fino a Madrid. «È stato soprattutto un viaggio dentro la parola».
Durante l’incontro è tornato più volte sul rischio di trasformare Pasolini in una figura simbolica da adattare alle proprie idee: «Oggi spesso ci si avvicina a Pasolini in modo arbitrario, tirandolo dalla propria parte. Anch’io l’ho fatto, ma ho cercato di farlo in modo sincero, mantenendo viva soprattutto la sua parola».
Toffolo ha definito Pasolini «un romanzo a fumetti» più che una biografia, costruito attraverso un espediente narrativo in cui uno scrittore incontra un personaggio enigmatico che lo accompagna nei luoghi della vita dell’autore friulano. «A interessarmi erano anche temi che oggi sono ancora molto presenti: la società consumistica, il rapporto con la natura, la trasformazione dell’uomo in merce».
Lo stesso tema è riemerso parlando dei Tre Allegri Ragazzi Morti e delle loro maschere scheletriche, diventate negli anni il simbolo della band. «La maschera è il nostro modo per raccontare uno dei problemi della contemporaneità: la trasformazione dell’uomo in merce», ha spiegato. «Per gli artisti tutto diventa commerciabile: la faccia, quello che dici, quello che racconti».
La scelta di nascondere il volto, nata negli anni Novanta, era anche un tentativo di proteggere una dimensione privata: «Con la maschera abbiamo cercato di capire se fosse possibile continuare ad avere un’esistenza normale». Poi ha aggiunto che, col tempo, quelle maschere sono diventate anche un elemento collettivo: «Ai concerti tantissime persone le indossano. Oggi ci sono famiglie intere cresciute con quelle maschere in casa».
L’incontro ha anticipato anche il ritorno dei Tre Allegri Ragazzi Morti a New York, dieci anni dopo l’ultimo concerto in città. La band si esibirà infatti da Arlene’s Grocery, all’interno della rassegna Spaghetti Punk.
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