A Boston, negli ultimi decenni, si è consolidato uno degli ecosistemi più densi al mondo per ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico: università come Harvard e MIT, grandi gruppi industriali, venture capital e centri di ricerca convivono nello stesso spazio e generano un ecosistema scientifico e tecnologico che ha pochi pari nel mondo. È anche per questo che il Consolato Generale d’Italia a Boston organizza gli Science, Technology and Business Days, arrivati nel 2026 alla terza edizione, con l’obiettivo di connettere il sistema italiano a quello statunitense. Per Paolo Gaudenzi, professore universitario e consigliere scientifico del Consolato, il punto non è tanto “raccontare” l’innovazione quanto provare a farla funzionare come una leva: «cerchiamo di mettere insieme la scienza, l’innovazione con le esigenze della società».
Gli STB Days nascono esattamente su questa linea, e non a caso il programma è costruito attorno a quattro ambiti che oggi definiscono la competizione tecnologica globale: life sciences, energia e ambiente, intelligenza artificiale e nuovi materiali. Pilastri su cui si concentrano anche gli investimenti pubblici e privati negli Stati Uniti e in Europa.
Gaudenzi li elenca come aree in cui «dare delle risposte più concrete alle esigenze della società», dalla medicina alle fonti energetiche sostenibili, fino alla manifattura avanzata.
«È un lavoro fatto per sviluppare la collaborazione e per dare delle risposte più concrete alle esigenze della società, nella life science, cioè nell’ambito della medicina, nell’environment and energy, cioè per creare fonti energetiche sostenibili e pulite, ma questo vale anche per il data science e l’intelligenza artificiale, e lo sviluppo di nuovi materiali e di nuova manifattura».
Dentro questo quadro, torna anche il tema ricorrente della distanza tra percezione e struttura economica dell’Italia all’estero. Da un lato, il Paese continua a essere identificato con settori tradizionali; dall’altro, resta una delle principali economie manifatturiere d’Europa, con una forte specializzazione tecnologica: «Per noi l’immagine dell’Italia è molto importante, e la narrativa sul nostro paese si è estesa dalla food, fashion, furniture a un qualche cosa di molto più esteso, senza tralasciare l’importanza del vecchio. Noi siamo un paese di alta tecnologia: il nostro export produce machinery, quindi grandi macchine utensili, robot, produciamo farmaci».
(A destra) il professore Paolo Gaudenzi assieme (a sinistra) al Console Generale d’Italia a Boston, Arnaldo Minuti
Il punto, però, è che se è vero che l’Italia è ancora tra i principali esportatori mondiali di macchinari industriali, questa dimensione resta poco visibile fuori dagli ambienti specializzati. Il lavoro diplomatico e culturale che passa da eventi come gli STB Days serve proprio a rendere più leggibile questa parte del sistema produttivo.
La parte più strutturata del suo intervento riguarda però l’intelligenza artificiale, affrontata con un approccio tipico dell’ingegneria dei sistemi complessi. Invece di definirla in astratto, Gaudenzi propone un cambio di prospettiva: «Di fronte all’intelligenza artificiale siamo a volte un po’ persi, non riusciamo a capire di che cosa si tratta. Una strada per capire che cos’è è vedere come gli ingegneri lavorano sui sistemi complessi, come lo spazio. Questi sistemi sono fatti di tante parti: per comprenderli bisogna decomporli, vedere qual è la singola parte, come le parti lavorano insieme, e tutte quante insieme realizzano l’obiettivo della missione».
Il riferimento è al modello utilizzato nell’ingegneria aerospaziale, dove la complessità viene gestita attraverso la scomposizione e il controllo delle interazioni tra le componenti. Applicato alla società, questo schema porta a leggere l’intelligenza artificiale come un elemento inserito in sistemi più ampi.
«L’intervento degli agenti AI nella nostra società si può capire meglio se applichiamo gli strumenti del Model Based System Engineering, quello che decompone la complessità dei sistemi spaziali, riportandolo nella lettura della nostra società. In ognuna delle parti che compongono un sistema molto complesso c’è il contributo umano. Oggi qualcuno di questi contributi può essere effettuato attraverso l’uso di agenti AI che sostituiscono gli umani nel fare determinati compiti».
Gaudenzi, però, mantiene il focus sul metodo: «Come un sistema spaziale, vale per un’azienda, vale per un grosso ospedale, vale per un ministero: sono tutti sistemi complessi. Cerchiamo di decifrare la complessità e capiremo meglio come gli agenti AI possono essere utilizzati a nostro favore, sotto il nostro controllo».
L’articolo Paolo Gaudenzi racconta il lato tecnologico degli STB Days proviene da IlNewyorkese.



