Washington – Più che una missione istituzionale, quella del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso negli Stati Uniti si configura come un’operazione articolata di politica industriale e posizionamento strategico. Nella capitale americana, tra incontri alla Casa Bianca, tavoli con l’industria e la firma di un accordo chiave con la NASA, il governo italiano ha cercato di accreditarsi come partner affidabile nella ridefinizione delle catene globali del valore.
Il passaggio più simbolico – e al tempo stesso più concreto – è la firma dello Statement of Intent con l’amministratore dell’agenzia spaziale americana, Jared Isaacman. L’intesa inserisce l’Italia tra i protagonisti del programma Artemis, con un ruolo industriale di primo piano nello sviluppo dei moduli abitativi destinati alla superficie lunare. È qui che si gioca una partita decisiva: la prospettiva che la futura “casa” degli astronauti sia progettata e realizzata da imprese italiane rappresenta un salto di qualità nella presenza nazionale nella space economy.
Dietro la formula “Made in Italy” applicata alla Luna c’è una strategia precisa. L’Italia punta a consolidare la propria posizione nelle filiere ad alta intensità tecnologica, trasformando competenze già riconosciute – dai materiali avanzati ai sistemi di supporto vitale – in leve di leadership industriale. In un contesto in cui lo spazio è sempre più intrecciato con sicurezza e competitività economica, la cooperazione con Washington assume un valore strutturale.
Ma la visita di Urso non si è esaurita nello spazio. L’agenda americana ha toccato alcuni dei dossier più sensibili dell’economia globale. Nel confronto con Jarrod Agen, direttore esecutivo del Consiglio nazionale per la dominanza dell’energia della Casa Bianca, il focus si è spostato su minerali critici, sicurezza energetica e resilienza delle catene di approvvigionamento. Temi che oggi definiscono i nuovi equilibri geopolitici e che vedono Europa e Stati Uniti impegnati a ridurre le dipendenze strategiche.
Analoga impostazione ha caratterizzato l’incontro con Michael Kratsios, a capo dell’Ufficio per la Politica della Scienza e Tecnologia della Casa Bianca. Qui il dialogo si è concentrato sulla cooperazione nei settori avanzati – dall’intelligenza artificiale alle tecnologie emergenti – con l’obiettivo di rafforzare catene del valore “sicure e resistenti”. Un lessico che riflette una priorità ormai condivisa tra le due sponde dell’Atlantico: proteggere le infrastrutture industriali critiche in un contesto di crescente competizione globale.
Il capitolo economico della missione offre forse i dati più significativi. Nel corso dell’incontro con la business community presso la U.S. Chamber of Commerce, Urso ha messo in evidenza la crescente attrattività dell’Italia per gli investimenti statunitensi. I numeri indicano una dinamica chiara: tra il 2022 e il 2025 gli investimenti diretti dagli Stati Uniti verso l’Italia sono cresciuti del 41,2%, con un incremento complessivo di 7,7 miliardi di euro. Un flusso che ha contribuito a spingere gli investimenti esteri complessivi nel Paese del 16,8%.
Si tratta di dati che rafforzano la narrativa governativa di un’Italia “mercato dinamico, stabile e competitivo”, ma che soprattutto segnalano un progressivo riposizionamento del Paese nelle strategie di internazionalizzazione delle imprese americane. Non a caso, la missione ha incluso incontri mirati con aziende attive nei settori più avanzati, come IonQ e Kinzbio, in vista di possibili investimenti sul territorio italiano.
Il filo conduttore della visita emerge con chiarezza: costruire una relazione economica con gli Stati Uniti che non sia più soltanto commerciale, ma profondamente integrata sul piano industriale e tecnologico. Dallo spazio all’energia, dall’intelligenza artificiale alle biotecnologie, l’Italia cerca di proporsi come piattaforma europea affidabile per attività ad alto valore aggiunto.
In questo quadro, l’accordo con la NASA rappresenta la punta più visibile di una strategia più ampia. Non è solo una questione di prestigio – pur rilevante, soprattutto nella prospettiva di una futura missione lunare con un astronauta italiano – ma di posizionamento lungo le traiettorie dell’economia globale dei prossimi decenni.
La sfida, ora, sarà dare continuità a questo slancio. Tradurre gli impegni politici in investimenti concreti, consolidare le filiere industriali e garantire che l’Italia resti un partner credibile nel lungo periodo. Perché, nella nuova competizione internazionale, la credibilità si misura meno nelle dichiarazioni e sempre più nella capacità di esecuzione.



