Alcune canzoni non sono pensate per stare al centro del palco, ma per raccontare ciò che accade dopo. “L’uscita degli artisti”, scritta da Martina Attili e interpretata insieme a Pierdavide Carone, è una di queste: una riflessione sul momento in cui le luci si spengono e l’artista torna a essere una persona. Noi, Marta e Riccardo, abbiamo parlato con entrambi gli artisti della loro musica, della loro collaborazione e di cosa li porta alla Scuola d’Italia.
Questa intervista è stata condotta da M. Cappuccinello e R. Tagliabue, in occasione dello speciale cartaceo “School of Record” a cura degli studenti de La Scuola D’Italia Guglielmo Marconi.
Come è nata questa collaborazione?
Pierdavide Carone: Quando stavo lavorando al mio album CARONE, volevo che fosse un viaggio attraverso voci e storie diverse. La canzone di Martina si inseriva perfettamente in questa idea. La sua scrittura è sincera, senza artifici, e questo è raro. Nel momento in cui ho ascoltato “L’uscita degli artisti” ho capito che volevo farne parte. Cantare le parole di qualcun altro è un atto di fiducia: devi sentirle davvero.
Martina Attili: Lavorare con Pierdavide è stato per me un passo di crescita, sia artisticamente che personalmente. Porta nella canzone una profondità e una sensibilità incredibili. Non è solo un duetto: è l’incontro di due mondi musicali che si riconoscono nella stessa attenzione per le parole, per l’emozione e per il silenzio.
Martina, cosa ti ha ispirato a scrivere “L’uscita degli artisti”?
Martina: La canzone è nata osservando ciò che succede dopo la fine di un’esibizione: quando l’adrenalina svanisce e resti solo con te stesso. Parla di quel momento vulnerabile in cui l’artista scompare e rimane la persona. Volevo raccontare la fragilità e l’onestà di quell’“uscita”. Quando Pierdavide ha deciso di cantarla con me, è diventata qualcosa di ancora più potente: un dialogo tra due prospettive, due generazioni.
Pierdavide, hai collaborato con leggende come Lucio Dalla, Franco Battiato e molti altri. Cosa ti ha spinto ad accettare l’invito al Gala della Scuola?
Pierdavide: La cultura e l’educazione italiane sono sempre state al centro del mio percorso artistico. Quando ho scoperto la Scuola d’Italia e la sua missione di preservare la lingua e la cultura italiane a New York, ho sentito subito una connessione. Esibirmi al Gala del 27 febbraio al Cipriani non significa solo fare musica: significa celebrare i valori che mi hanno formato come artista e come persona.
Durante la serata eseguirai anche “Caruso” di Lucio Dalla e “Di Notte”. Perché proprio queste canzoni?
Pierdavide: Lucio Dalla non è stato solo un maestro della canzone italiana, ma anche qualcuno che ha influenzato profondamente la mia formazione musicale e umana. “Caruso” è una delle canzoni più belle mai scritte: parla di amore, perdita e del potere dell’arte di superare il tempo. “Di Notte” mi ha dato grande visibilità, ma rappresenta soprattutto un punto di svolta nel mio percorso. Cantarle entrambe al Gala è come portare a New York un pezzo della mia storia — e dell’anima dell’Italia.
Cosa significa esibirsi davanti a una comunità scolastica come la nostra?
Martina: È qualcosa di davvero speciale. Non siete solo studenti: siete giovani che crescono tra due culture, due lingue, due modi di vedere il mondo. Ed è esattamente quello che fa la musica: costruire ponti. Esibirmi per voi mi ricorda perché faccio questo lavoro: per connettere le persone, condividere storie e far sentire gli altri meno soli.
Pierdavide: Esatto. E a dire il vero sogniamo entrambi di tornare a New York per un concerto vero e proprio: una serata in cui portare tutte le nostre canzoni, le collaborazioni, e celebrare questo dialogo tra generazioni e storie musicali. Chissà, magari qualcuno di voi sarà tra il pubblico.
Il 27 febbraio “L’uscita degli artisti” troverà una nuova casa al Gala della Scuola d’Italia: non come una conclusione, ma come uno spazio condiviso in cui la musica continua a raccontare ciò che resta dopo che gli applausi si sono spenti.
Intervista è stata condotta da M. Cappuccinello e R. Tagliabue,
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