La polveriera del Medio Oriente

Quando si solleva troppo la polvere bisogna mettere gli occhiali adatti e vedere cosa accade dentro quel vortice. Dovrebbe essere il lavoro di noi giornalisti che provano a decodificare per l’opinione pubblica questa immensa polvere che si è alzata in Medio Oriente. È la polvere che si solleva dagli obiettivi colpiti dai missili dell’una e dell’altra parte ed è la polvere, in senso di confusione e di non chiarezza, in termini di linguaggio geopolitico.

Si sta riscrivendo non solo il Medio Oriente ma, da un po’ di tempo, il mondo intero. Almeno così come noi occidentali l’abbiamo conosciuto in questo lungo periodo (di pace per la gran parte) subito dopo il trauma della Seconda guerra mondiale. Donald Trump vuole essere un protagonista assoluto di questa nuova grammatica internazionale.

Con il vertice in Alaska di questa estate ha sdoganato Putin e ha avviato una trattativa di pace per la questione Ucraina che di fatto lascia l’Europa alla finestra. L’Europa stessa, anziché essere un pezzo di quell’Occidente come l’abbiamo sempre pensato, visto, sentito, politicamente e culturalmente, è diventata una parte non più essenziale di una scacchiera globale in formazione.

I rapporti con la Cina rimangono quelli di un conflitto definitivo per chi controllerà il mondo economicamente nel XXI secolo. Perché allora questo attacco congiunto con Israele all’Iran? Perché ci sono le condizioni per ridefinire una volta per tutte gli equilibri di una delle zone più instabili e complesse del pianeta.

Parlando analiticamente e senza dare giudizi di valore, la lunga reazione di Israele all’attentato del 7 ottobre ha fiaccato Hamas a sud, a Gaza, e Hezbollah a nord, in Libano. Entrambi movimenti terroristici ma quasi istituzionalizzati. Sunnita il primo, sciita il secondo, ma entrambi bracci armati dell’Iran degli ayatollah.

Anziché cancellare Israele è oggi Israele che con l’appoggio dell’America sta regolando i conti nella regione. I Paesi arabi sunniti, Arabia Saudita in testa, stanno alla finestra ma sono pronti a partecipare a un nuovo quadro di equilibri e affari economici.

L’atomica di Teheran certo era un grande spauracchio e può essere stato un movente, ma ora è il cambio di regime la mission. Il regime iraniano resiste con la repressione interna e con le risposte missilistiche che arrivano fino a Cipro, ma viene bombardato 24 ore su 24 specie nei suoi snodi militari nevralgici.

Trump ha detto che si potrà andare avanti a lungo, le conseguenze non si sa quali saranno, ma certo Teheran così non potrà resistere. I media americani dicono nelle ultime ore che la Russia stia aiutando militarmente l’Iran, ma la partita lì sembra destinata a una fine certa.

Stati Uniti e Tel Aviv sono padroni dei cieli e con un martellamento di questo tipo potrebbero non aver bisogno, come si dice, degli scarponi sul campo. Ovvero le forze di terra, ovvero vittime e feriti (purtroppo ce ne sono già da una parte e dall’altra).

Molti sono con la popolazione iraniana che ha subito negli ultimi anni repressioni feroci, molti parlano invece di un diritto internazionale violato. Ma come abbiamo detto prima i feticci del Novecento non ci sono più. E non è vero che vale ora solo la legge del più forte, ma come sempre i più forti riscrivono la Storia.

L’articolo La polveriera del Medio Oriente proviene da IlNewyorkese.

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