Dopo la condanna di Brad Hoylman-Sigal, arriva una richiesta congiunta dei presidenti di Manhattan e del Bronx: un’indagine indipendente sulla sparatoria di Marble Hill e la pubblicazione delle immagini registrate dalle telecamere indossate dagli agenti dell’ICE. Venerdì 9 ottobre Hoylman-Sigal e Vanessa L. Gibson hanno diffuso una dichiarazione che contesta sia le modalità dell’operazione sia quanto accaduto all’uomo ferito nelle ore successive.
«Oggi il Bronx e Manhattan sono uniti nell’indignazione», hanno scritto i due presidenti, ricordando che nell’auto contro cui un agente ha sparato si trovava anche il figlio di cinque anni dell’uomo. «La frustrazione, il dolore, la rabbia e il trauma provocati da questo episodio vanno ben oltre una singola persona».
La sparatoria era avvenuta giovedì pomeriggio durante un’operazione dell’agenzia federale per l’immigrazione. Oscar Belgal, 28 anni, era stato colpito al collo e portato al NewYork-Presbyterian Allen Hospital in condizioni stabili. Secondo la polizia cittadina, almeno un agente aveva esploso sette colpi. Il bambino era rimasto fisicamente illeso ed era stato affidato a un familiare.
Nel nuovo comunicato, Gibson e Hoylman-Sigal insistono soprattutto sul trasferimento dell’uomo dopo il ricovero. «È oltraggioso che, appena poche ore dopo essere stato colpito, sia stato portato via dall’ospedale dagli agenti dell’ICE e, secondo quanto riferito, trasferito in una struttura di detenzione fuori dallo Stato di New York».
Su questo punto, nelle ore successive sono emerse informazioni più precise. Secondo quanto riferito venerdì in tribunale, Belgal è stato inizialmente trasferito in New Jersey e poi al Metropolitan Detention Center, il carcere federale di Brooklyn. La sua avvocata, Paige Austin, ha detto di essere riuscita a parlargli soltanto nel pomeriggio di venerdì, dopo che i legali non erano riusciti a rintracciarlo per quasi un giorno. Ha aggiunto che l’uomo aveva ancora un proiettile nel corpo e provava dolore.
Un giudice federale ha intanto bloccato temporaneamente la sua espulsione mentre esamina il ricorso contro la detenzione. Il provvedimento limita anche gli ulteriori trasferimenti alle strutture comprese nei distretti giudiziari federali Southern ed Eastern di New York e nel distretto del New Jersey, ma non dispone la scarcerazione.
Gibson e Hoylman-Sigal definiscono «pericolosa e inaccettabile» l’impunità con cui, a loro giudizio, operano gli uomini dell’ICE. «È un’operazione di paura e intimidazione che compromette la sicurezza pubblica e ci rende meno sicuri», scrivono.
Venerdì la polizia di New York ha pubblicato le riprese di una propria telecamera indossabile, che mostrano l’intervento successivo agli spari. Nel filmato compare un agente federale con un gilet da cantiere, un distintivo dell’ICE e un fucile; gli agenti della polizia cittadina sollevano poi il ferito e lo caricano su un’auto per portarlo in ospedale.
Le autorità federali hanno nel frattempo fornito una versione più articolata rispetto al primo comunicato. Sostengono che Belgal abbia urtato con la propria auto due veicoli dell’ICE e accelerato verso altri agenti, inducendoli a temere per la propria vita. Le immagini di sorveglianza diffuse finora mostrano gli uomini in borghese avvicinarsi all’auto con le pistole estratte e il conducente allontanarsi, ma non documentano la manovra descritta dalle autorità come un uso del veicolo contro gli agenti.
Proprio per questo diventa fondamentale la richiesta delle riprese dell’ICE: il segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin ha confermato l’esistenza di registrazioni delle telecamere indossate dagli agenti, senza però dire se vi sia una data per la loro pubblicazione. Sull’episodio indagano le autorità federali; anche la procuratrice distrettuale del Bronx, Darcel Clark, ha annunciato che il suo ufficio sta esaminando la sparatoria.
Gibson e Hoylman-Sigal si uniscono quindi alle associazioni e agli altri rappresentanti eletti che chiedono un’inchiesta «indipendente e trasparente». La dichiarazione si chiude con una richiesta rivolta direttamente all’amministrazione federale: «New York è una città di immigrati e, nonostante tutti gli sforzi di Donald Trump, non smetteremo mai di difendere i nostri vicini immigrati. L’ICE avrebbe dovuto lasciare New York già da tempo».
L’articolo Il Bronx e Manhattan chiedono un’indagine indipendente sulla sparatoria dell’ICE proviene da IlNewyorkese.



