Sofy Gallery, la scommessa italiana su Chelsea

Il 9 settembre, negli spazi di Sofy Gallery a Chelsea, si è tenuta una serata dal titolo “Fashion Art Exhibition”, con protagonista Jovanka, creativa multidisciplinare newyorkese dietro il brand ZNSKAGLVA. Il suo lavoro intreccia le radici serbe con l’estetica slava e la street culture della città, attraversando temi come la femminilità, la migrazione e il senso di appartenenza. Alla serata, tra cibo e bevande di tradizione balcanica e opere disponibili in vendita esclusiva per l’occasione, hanno partecipato anche l’artista e designer internazionale Jayesh Sachdev, noto per collaborazioni con brand come Zara, e l’artista Patrick Earl James.

È solo l’ultimo appuntamento di un calendario che la giovane galleria italiana sta costruendo, tappa dopo tappa, dentro uno dei mercati d’arte contemporanea più competitivi al mondo.

Sofy Gallery nasce a Bergamo, ma ha scelto New York come secondo capitolo della propria storia. La sede newyorkese, al 153 della 10th Avenue, nel cuore di Chelsea, ha aperto ufficialmente l’11 aprile 2026, con un pre-opening pensato non come una semplice inaugurazione ma come un atto fondativo: la mostra sperimentale “Suspended Encounters” ha segnato l’inizio di quello che la galleria descrive come un processo curatoriale e istituzionale di lungo periodo. Dietro il progetto ci sono Alfonso Masullo, co-fondatore e direttore della galleria, e Raffaele Tortorella, co-fondatore, sostenuti dallo staff e dalla rete di collezionisti della società italiana Consulting Art.

“Lavoriamo da circa due anni, con dedizione e impegni quotidiani di 12-14 ore, per costruire una proposta culturale forte e ben identificabile in una delle città più competitive e veloci al mondo,” ha raccontato Masullo.

Da aprile a settembre, la galleria ha operato come un hub culturale attivo, ospitando mostre, talk, workshop e progetti che mettono in dialogo artisti europei e americani, in quella che Sofy Gallery definisce una fase dedicata a costruire relazioni e a definire l’impianto curatoriale che guiderà il programma ufficiale. Tra le iniziative già realizzate, la mostra collettiva “Persistenze. Forme che resistono al tempo”, curata dallo stesso Masullo, e un progetto che ha portato a Manhattan la tradizione artigianale della carta di Fabriano, nelle Marche, in collaborazione con la rete di collezionisti di Consulting Art.

Il vero banco di prova arriva ora. A partire da ottobre 2026 prenderà il via il programma curatoriale ufficiale della galleria, firmato da un team di cinque curatori, tre italiani e due americani, che porterà alla realizzazione di nove mostre tra personali e collettive, pensate per consolidare la presenza di Sofy Gallery nel circuito newyorkese. È il momento in cui la galleria smette di presentarsi come un progetto temporaneo e prova a diventare, come la definisce lei stessa, una presenza culturale permanente nella scena dell’arte di New York.

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