Dicevano i miei maestri: «Perché scrivere un altro libro? Guardatevi allo specchio», dicevano, «e chiedetevi se sia davvero necessario aggiungere altro alla massa ingestibile di ciò che viene già stampato per il mercato e per il pubblico».
Invece, per questo saggio su Garlasco, non ho avuto dubbi. Ci pensavo da tempo e l’esplosione del caso su tutti i media italiani mi ha convinto che, lì, nella Pianura Padana, non troppo distante da Milano, la macchina della verità della democrazia italiana si fosse arenata e impantanata non solo sul piano processuale e strettamente giuridico, ma anche per quanto riguarda l’intero apparato investigativo.
Decine di persone, a vario titolo, invadono tutto il giorno i mezzi di comunicazione, dalla vecchia cara TV al nuovo caro web, discettando su migliaia di particolari che confondono sempre di più il punto centrale per i cittadini — lo ripeto — di una democrazia: come arrivare a una verità accettabile su un terribile delitto, quello in cui ha perso la vita la giovane Chiara Poggi il 13 agosto 2007.
La verità oggettiva, oggi? No: su Stasi, che è stato condannato in via definitiva e ha scontato dieci anni di carcere, ci sono ancora ragionevoli dubbi da parte di molti. Inoltre, la Procura di Pavia ha da poco depositato un immenso castello accusatorio nei confronti di Andrea Sempio, che però era uscito, non si sa come, illeso dalla prima indagine.
Ora ci sarà un processo e si vedrà. Lungi da me l’idea di condannarlo preventivamente: sarebbe un errore tra gli orrori, in una vicenda fatta di macchie, DNA, scarpe, impronte e biciclette, elementi che una volta sembrano indicare una cosa e un’altra volta un’altra.
Nel libro, oltre alla mia voce, di taglio politico-giudiziario, ci sono altre due voci. La giovane e rigorosissima criminologa Sofia Vidale ha affrontato e spiegato uno o due buchi clamorosi di questa vicenda lunga e pasticciata, ricostruendo a ritroso i profili dei probabili killer e le loro ipotetiche motivazioni. Si è soffermata sulla vittima come non mai: non in modo moralistico, come hanno fatto molti, ma per ricavare dalla dinamica dell’omicidio gli indizi mancanti per arrivare a una soluzione.
E poi l’autorevole Pasquale Bacco, responsabile della collana scientifica di Santelli, l’editore che pubblica il volume, analizza in modo semplice, per il pubblico, uno per uno, tutti gli elementi della scena del crimine.
Tre voci indipendenti, dunque, per un puzzle saggistico utile a orientarsi in una delle storie più intricate dell’Italia degli ultimi decenni.
Abbiamo scelto un sipario che si apre sul retro della copertina. Nell’ombra nera della scena c’è un delitto violento e troppe versioni. Il nostro è un libro aperto, che vogliamo aggiornare fino a un epilogo che speriamo positivo per tutti noi, membri di una democrazia in cui ci sentiamo più sicuri solo se conosciamo la verità.
L’articolo Garlasco, Italia proviene da IlNewyorkese.



