Il riconoscimento Unesco è un grande traguardo per il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, che racconta in questa intervista gli obiettivi del suo impegno istituzionale.
Ministro Lollobrigida, il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale dell’UNESCO è stato un grande successo. Che impatto avrà sulla filiera dell’agrifood nel mondo?
Il riconoscimento della cucina italiana a Patrimonio UNESCO è la legittimazione dell’orgoglio che tutti gli italiani, e decine di milioni di persone all’estero, portavano nel proprio cuore. Con questo riconoscimento non si stabilisce che la cucina italiana sia la migliore del mondo, ma semplicemente che il nostro approccio al cibo è unico: per noi cucinare è un atto di amore verso il prossimo, è attenzione all’origine, al modo in cui vengono realizzati i prodotti, alle stagioni e quindi alla biodiversità.
Il messaggio è potentissimo e il numero di persone che ne ha parlato nel mondo ci può far dire che questo messaggio è passato. Le ricadute non tarderanno ad arrivare, a partire dalla domanda dei nostri prodotti agroalimentari e per finire con le visite turistiche. Oggi molte persone scelgono il posto da visitare anche per quello che potranno mangiare, il cibo dunque non è più qualcosa che si consuma semplicemente all’ora dei pasti, ma un’esperienza. Questo riconoscimento potrebbe portare a +18 milioni di turisti in due anni. Dobbiamo lavorare perché i risultati superino queste aspettative
La cucina italiana è anche un potente strumento di diplomazia culturale ed economica. Qual è la road map del Governo sul Made in Italy agroalimentare e sull’export verso mercati chiave come quello statunitense?
Gli Stati Uniti rappresentano uno dei nostri mercati di riferimento ed è lì che vogliamo consolidare la presenza dei nostri prodotti. La vostra rete di fiere, come il Summer Fancy Food di New York, è il luogo ideale per i nostri operatori di stringere accordi con la grande distribuzione per rendere il prodotto autentico disponibile e immediatamente riconoscibile. Oggi la cucina italiana rappresenta il 19% del mercato globale della ristorazione, il riconoscimento ne aumenterà la domanda.
Dobbiamo lavorare per tradurre tutto ciò in maggiore domanda di qualità. Come ci ha riconosciuto l’UNESCO, la cucina italiana è cultura e i ristoranti sono i nostri primi ambasciatori.
Le sfide della sostenibilità e della sicurezza alimentare sono ormai quotidiane. Come si coniugano conservando le diverse tradizioni culinarie territoriali dell’Italia?
Bisogna coniugare innovazione e tradizione e lo stiamo già facendo con investimenti per rendere le aziende competitive e al passo con i tempi. Investiamo, ad esempio, sulle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) e nell’agricoltura di precisione, tecnologie che permettono di produrre di più consumando meno acqua e meno chimica, salvaguardando però i disciplinari di produzione che rendono unico il nostro Made in Italy, che per il mondo intero non vuol dire solo fatto in Italia, ma bello, buono, di qualità e quindi da acquistare.
Il fenomeno dell’“Italian sounding” continua a danneggiare produttori e consumatori. Il riconoscimento UNESCO può diventare un’arma efficace contro le imitazioni e le contraffazioni? In che modo?
Certamente. Se prima la difesa dei nostri prodotti era un dovere nazionale, oggi, con questo riconoscimento, diventa un dovere di tutti preservare la nostra cultura culinaria dalle imitazioni scadenti. Il riconoscimento è qualcosa che già facciamo, ma dalla nostra oggi avremo persone sempre più esigenti educate ai nostri standard. È un’arma culturale che smaschera i falsi: quando il consumatore percepisce il valore di una storia millenaria certificata, il “parmesan” di turno viene percepito per ciò che è, ovvero una copia priva di anima. Useremo il riconoscimento UNESCO per promuovere campagne d’informazione che rendano le scelte del cittadino più consapevoli e orientate alla qualità. Il riconoscimento e il rinnovato appeal dei nostri prodotti, daranno a molte persone gli strumenti culturali per distinguere le imitazioni dalle eccellenze.
Guardando al futuro, quale messaggio vuole lanciare a tutti coloro che lavorano nella filiera del food chiamati a custodire e rinnovare il patrimonio della cucina italiana nel mondo?
Agli agricoltori, ai trasformatori e ai nostri chef dico: siete i nostri migliori ambasciatori, la vittoria della cucina italiana è la vittoria di una Nazione che, quando è consapevole del proprio valore, non ha rivali al mondo, perciò continuate a innovare restando ancorati alle vostre radici. I numeri dimostrano che investire nella nostra identità paga, infatti, nei contesti UNESCO la forza lavoro cresce. È emblematico il caso delle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene dove si registra un incremento delle presenze turistiche superiore del 180% rispetto ai territori non certificati. Un ruolo fondamentale lo avranno le nostre scuole alberghiere e agrarie, fucine di talenti pronti a competere nel nome della qualità. Il Governo è al vostro fianco per proteggere e promuovere il Sistema Italia.
L’articolo Lollobrigida: «Il riconoscimento UNESCO apre una nuova stagione per l’Italia» proviene da IlNewyorkese.



