Martedì la NASA ha annunciato l’equipaggio di Artemis III, la missione prevista per il 2027 che servirà a provare alcuni dei passaggi più delicati che renderanno possibile tornare sulla Luna dopo cinquant’anni dall’ultima volta. A bordo di Artemis III ci saranno quattro astronauti: il comandante statunitense Randy Bresnik, gli specialisti Andre Douglas e Frank Rubio, e l’italiano Luca Parmitano, che sarà il pilota della missione.
Parmitano, 49 anni, è stato pilota collaudatore e colonnello dell’Aeronautica militare italiana, e ha già trascorso 366 giorni nello spazio in due missioni sulla Stazione Spaziale Internazionale. Sarà il primo astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea assegnato a una missione Artemis. Per l’Italia è una partecipazione di alto profilo in un programma che, pur essendo guidato dalla NASA, dipende sempre più da una rete di agenzie e aziende private.
Artemis III durerà circa due settimane e non arriverà fino alla Luna. La missione si svolgerà intorno alla Terra, dove l’equipaggio dovrà testare manovre di aggancio, separazione e coordinamento tra veicoli spaziali diversi. Sono operazioni abbastanza tecniche, ma comunque fondamentali: prima di portare astronauti verso la superficie lunare, la NASA vuole verificare che Orion, la capsula dell’equipaggio, possa lavorare insieme ai moduli lunari sviluppati da Blue Origin e SpaceX, rispettivamente le due agenzie spaziali private di Jeff Bezos, il proprietario di Amazon, ed Elon Musk, il proprietario – tra le altre cose – di Tesla.
Secondo il piano illustrato dal responsabile del programma Artemis, Jeremy Parsons, il primo a partire sarà il modulo lunare di Blue Origin. In seguito partirà Orion, montata sul razzo Space Launch System, con i quattro astronauti a bordo. Una volta raggiunta l’orbita, Orion e il modulo lunare dovranno agganciarsi e svolgere una serie di prove per alcuni giorni. Dopo lo sgancio, sarà lanciata anche Starship, l’enorme astronave di SpaceX, che dovrà a sua volta raggiungere Orion e collegarsi alla capsula.
La Starship di Space X sulla piattaforma di decollo | via Shutterstock
Il senso della missione è proprio mettere insieme pezzi diversi di un sistema che non è mai stato usato prima con esseri umani a bordo. Il ritorno sulla Luna previsto per il 2028 non dipenderà soltanto dal razzo della NASA o dalla capsula Orion, ma anche dalla capacità dei lander privati di arrivare nello spazio, agganciarsi correttamente, supportare l’equipaggio e poi permettere la discesa verso la superficie lunare.
Parmitano ha commentato la nomina dicendo di sentirsi onorato e ha ringraziato l’Italia, l’ESA, la NASA e il resto dell’equipaggio. Ha usato una metafora spaziale per raccontare il proprio percorso: l’Italia come base di lancio, l’ESA come torre di lancio, la NASA come razzo.
L’articolo Luca Parmitano scelto come pilota della missione spaziale Artemis III proviene da IlNewyorkese.



