E alla fine la tempesta arrivò. La storia di Garlasco rischia di diventare una storia italiana che farà discutere per anni. A me non è mai piaciuto fare paragoni, come dice Tolstoj, ogni famiglia felice si assomiglia, ogni famiglia infelice invece lo è a suo modo. Parlare di un nuovo caso Tortora sarebbe scorretto ma possiamo dire che l’effetto sull’opinione pubblica e sulla storia è simile.
Secondo la Procura di Pavia Sempio è il colpevole della morte di Chiara Poggi, uccisa nella sua casa di Garlasco la mattina del 13 agosto 2007 con un corpo contundente che si è abbattuto più volte e a più riprese sulla sua povera testa in modo fatale. Il movente? Un approccio sessuale rifiutato.
Stasi, condannato per questo delitto a 16 anni, e ora in libertà vigilata, sarebbe dunque innocente. Adesso ci sarà l’interrogatorio di Sempio, i suoi legali già si dicono sbalorditi, l’accertamento formale e processuale della verità sarà ancora lungo.
Ma certo è che la cosiddetta revisione del processo Stasi, già complesso e contorto e con ben due assoluzioni, si presenta piuttosto come una rivoluzione choc. Molti autorevoli colleghi, a cominciare dal grande Vittorio Feltri, hanno sempre detto che il ragionevole dubbio nel caso di questa vicenda rimaneva eccome! Ora il dubbio si rovescia nella sua ombra peggiore.
Se fosse così un innocente è stato in carcere per troppi anni ingiustamente e un colpevole ha fatto bene o male la sua vita. Usiamo ancora il condizionale, lo toglieremo al momento giusto.
E perché ci sono voluti ben 18 anni per rivalutare i segni della scena del crimine? E perché allora la posizione di Sempio fu stralciata? Qualcuno ha fatto male il proprio lavoro? Qualcuno ha ostacolato o oscurato le indagini? Ci sono stati silenzi, omissioni, connivenze, ricatti, al di là degli errori?
Sono tutte risposte che vanno date, alla famiglia della vittima, ma anche a chi ha o avrebbe pagato ingiustamente. Certo è, e lo diciamo da tempo, che la cosiddetta macchina della verità a Garlasco, piccolo paese non distante da Milano, si è fermata.
In quelle villette che confinano le une con le altre e con la campagna lombarda, si è persa una vita e si è perso il filo conduttore di ogni giustizia degna di questo nome. Ci sono tante cose ancora da mettere nel nuovo puzzle, tanti personaggi, tanti particolari, e c’è il cosiddetto contesto sociale con i suoi legami ancora da chiarire.
Avremo modo di parlarne e già la tv italiana lo fa h24. Però, ripeto, lo choc è grande. E nonostante referendum e dibattiti e riforme impossibili non mi è chiaro se, come accade in ogni lavoro di una democrazia, chi ha sbagliato stavolta pagherà o meno.
L’articolo La svolta di Garlasco proviene da IlNewyorkese.



