Riccardo Silva è un uomo d’affari e imprenditore che ha costruito una carriera globale nello sport business. Fondatore di Silva International Investments, già protagonista nel mercato dei diritti televisivi con MP & Silva, oggi è anche investitore nel Milan insieme a RedBird e presidente del Miami FC.
«Uno dei miei business principali è stato MP & Silva, una società di distribuzione di diritti televisivi sportivi a livello globale, dal calcio all’NBA e alla NFL. Siamo arrivati a essere tra i primi cinque operatori al mondo e ho venduto l’azienda nel 2016 a un gruppo cinese. Da allora ho sviluppato Silva International Investments, il mio family office, attraverso cui realizzo vari investimenti. Tra questi c’è anche quello nel Milan: nel 2022 ho investito insieme a RedBird nell’acquisizione del club, che è la squadra per cui tifo da quando sono nato».
Come nasce il suo percorso tra Italia e Stati Uniti?
Sono nato e cresciuto a Milano. Poi dal 2008 al 2018 ho vissuto a Miami, mentre dal 2018 mi sono trasferito a Londra. Tuttavia Miami è sempre rimasta per me una seconda casa: continuo a passarci tre o quattro mesi all’anno. Proprio lì ho fondato nel 2015 il Miami Football Club, una squadra della seconda divisione americana. È la seconda squadra della città dopo l’Inter Miami di Messi, ma siamo nati prima di loro, quindi siamo anche “più vecchi”. Parallelamente porto avanti diversi investimenti in ambito sportivo e non solo».
Parliamo del progetto Sports Performance Hub: che cos’è esattamente?
È un progetto molto ambizioso, simile per certi versi alla IMG Academy di Tampa, che è uno sviluppo di quella che era la Nick Bollettieri Academy di tennis ed è diventata una sports academy molto importante negli Stati Uniti, con oltre 1500 studenti. Con la SPH Academy abbiamo l’obiettivo di fare ancora meglio. Sorgerà a Homestead, a sud di Miami, su un’area di circa 92 acri. Prevede una sports academy, una scuola, un centro sportivo, uno stadio da 10.000 posti, un hotel e anche altri progetti correlati come appartamenti.
Tra gli investitori ci sono, oltre a me, figure importanti come l’ex stella NBA Manu Ginóbili e Juan Sebastián Verón, grande giocatore, tra le altre, di Lazio, Inter e Manchester Utd, che da dieci anni è presidente dell’Estudiantes in Argentina, oltre a diversi imprenditori internazionali.
La squadra Miami FC starà dentro l’academy, che sarà anche una boarding school, quindi un liceo per studenti-atleti, che avranno la possibilità di praticare in maniera professionistica il proprio sport, con allenatori professionisti e strutture professionali. Partiremo con circa 600 ragazzi, è un progetto che unisce infrastrutture, education e sport e che credo possa essere molto positivo sia dal punto di vista imprenditoriale sia per il territorio della South Florida.
Possiamo definirla una “favola moderna” dello sport, basata su investimenti, coraggio, visione, a beneficio dei giovani e del territorio? Un po’ quello che sta facendo, in ambito professionistico, il Como in Serie A.
Sono assolutamente d’accordo, è proprio questo lo spirito che ci ha guidati. Progetti come quello del Como 1907 dimostrano che, anche nel calcio, con visione e investimenti si possono costruire realtà di successo. Non è mai semplice, perché investire non garantisce automaticamente i risultati, ma quando c’è una strategia chiara e competenze giuste, i risultati possono arrivare.
Quando vedremo concretamente realizzato questo progetto?
I lavori sono già iniziati il 2 marzo scorso. Lo sviluppo avverrà per fasi: le infrastrutture sportive “orizzontali”, come campi e piscina olimpionica, saranno pronte tra uno o due anni. Le strutture più complesse, come scuola, stadio e hotel, richiederanno più tempo. Direi che entro tre o quattro anni il progetto sarà completato e pienamente operativo, ma alcune parti entreranno in funzione già prima.
Quanto sarà centrale il calcio in questo hub?
Molto. Negli ultimi anni, da quando mi sono trasferito a Miami nel 2008, il calcio ha avuto una crescita enorme negli Stati Uniti, soprattutto tra i giovani. Oggi è uno degli sport più seguiti, accanto a basket, football e baseball. Nella nostra academy prevediamo che circa il 50% degli studenti sia focalizzato sul calcio e l’altro 50% sugli altri sport. Sarà quindi una struttura fortemente orientata al calcio, in linea con l’evoluzione del mercato americano.
Perché avete scelto proprio Homestead per questo progetto?
Perché è un’area della South Florida ancora meno sviluppata rispetto ad altre. Non aveva senso costruire una sports academy nel centro di Miami o in zone già consolidate. A Homestead abbiamo trovato il luogo ideale e anche un grande supporto da parte del sindaco e di tutte le autorità locali. È stato un vero “matrimonio perfetto” tra il nostro progetto e le esigenze della comunità.
Che tipo di rapporto avrete con il territorio?
Molto stretto. Abbiamo previsto anche borse di studio per gli studenti locali, circa il 5%, e l’utilizzo delle infrastrutture da parte dei residenti. L’idea è quella di creare una sinergia reale con la comunità, non solo un investimento isolato.
Qual è l’obiettivo per il suo Miami FC nei prossimi anni?
Il sistema americano è diverso da quello europeo: non ci sono promozioni e retrocessioni, le leghe sono chiuse e l’accesso alla MLS richiede investimenti molto elevati. Per questo il nostro obiettivo principale non è solo il risultato sportivo, ma soprattutto lo sviluppo dei giovani. Vogliamo essere una squadra che gioca bene, ottiene risultati e soprattutto forma talenti. In questo senso, l’Academy sarà fondamentale.
Ha parlato spesso di giovani: da appassionato e investitore del Milan, cosa manca oggi al calcio italiano?
A mio avviso, negli ultimi 10-20 anni in Italia si è data troppa attenzione al risultato, soprattutto nei settori giovanili. Gli allenatori vengono giudicati in base alle vittorie, anche con bambini di 8 o 10 anni, quando invece dovrebbero essere prima di tutto insegnanti. Questo porta a privilegiare i ragazzi più sviluppati fisicamente, a discapito della tecnica individuale. È una mentalità che limita la crescita dei talenti. Dovremmo concentrarci di più sull’insegnamento e meno sul risultato: gli allenatori dei settori giovanili non dovrebbero essere giudicati in base ai risultati ma in base allo sviluppo dei singoli giocatori.
Passiamo al Milan: cosa si aspetta da questa stagione?
Sono tifoso del Milan da sempre, uno dei miei primi ricordi è lo Scudetto del 1979. Oggi, anche da investitore, credo che RedBird abbia fatto un ottimo lavoro, soprattutto nel riportare equilibrio nei conti. So che i tifosi preferiscono modelli con grandi spese, tipo lo sceicco che magari, più che investire, “perde” centinaia di milioni all’anno, ma oggi il calcio richiede sostenibilità.
RedBird è un Fondo d’investimento, che in quanto tale non può permettersi di buttare i soldi e perderli, e ha stabilizzato i conti: abbiamo i conti in pareggio da tre anni, il che per una squadra di calcio è importante. I risultati sportivi restano fondamentali, lo dico sia come tifoso che come investitore, e devono comunque restare al centro degli obiettivi di una squadra. Quest’anno i risultati sono buoni: grazie alla società, all’allenatore, ai giocatori e ovviamente grazie al supporto dei tifosi, siamo tornati sui livelli che competono al Milan.
Ovviamente i trent’anni di Berlusconi sono un po’ irripetibili, però il Milan è una grande squadra ed è doveroso rivederlo ai vertici in campionato e competitivo in Champions League con le più grandi squadre d’Europa.
Il calcio moderno deve essere anche un’azienda sostenibile.
Assolutamente sì. Oggi ci sono regole imposte anche dalla UEFA che impediscono di spendere senza controllo. Serve disciplina economica e i tifosi devono tenerne conto. Questo però non esclude l’obiettivo di costruire squadre competitive e vincenti.
Chiudiamo con una domanda personale: qual è il suo sogno?
Non ho un sogno specifico, se non quello di fare bene in tutti i progetti in cui sono coinvolto. Mi auguro che l’Academy SPH diventi un grande successo e possa aiutare tanti giovani a crescere, magari anche a diventare campioni. E da tifoso del Milan, ovviamente, il sogno è tornare a vincere trofei, magari anche in Europa. La Champions? Ne ho viste tante con Berlusconi, chissà che non ne arrivi un’altra anche in futuro con RedBird…
L’articolo Riccardo Silva: «Con la SPH Academy a Homestead costruiamo una nuova visione che coniuga infrastrutture, education e sport» proviene da IlNewyorkese.



