Superbook, secondo panel: “L’Anniversario” e il coraggio di uscire dal labirinto familiare

Il Superbook continua. Dopo il primo panel dedicato ai ritmi della narrativa contemporanea e al suo rapporto con il digitale, il secondo appuntamento dell’evento organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di New York ha cambiato registro: meno social media e intelligenza artificiale, più psicologia, memoria e coraggio civile.

Ad aprire i lavori è stato Claudio Pagliara, direttore dell’Istituto, che ha subito immerso il pubblico nelle tematiche del romanzo citando le ultime righe del primo capitolo: la madre della voce narrante chiede al figlio “verrai a trovarmi,” una domanda carica di attesa che nulla lasciava presagire un addio. Pagliara ha poi posto all’autore la domanda centrale del panel: perché raccontare la storia di una famiglia così “distopica”? E soprattutto, come spiegare che i dieci anni seguenti a quell’addio siano stati i più felici per il protagonista?

A rispondere è stato Andrea Bajani, vincitore del Premio Strega con L’Anniversario, al centro del dibattito insieme ad Arianna Farinelli. La famiglia, ha spiegato, è un “labirinto,” un luogo dove ci si sente spesso “minotauri,” intrappolati in storie di cui non si riesce a vedere la pianta dall’esterno. L’intuizione nasce anche dal suo corso “Writing the Family” alla Rice University, dove ha osservato quanto sia raro, e percepito come scandaloso, l’atto di “aprire la porta e dire che fuori si sta meglio.” Il romanzo racconta esattamente questo: un protagonista che rivendica il diritto a sentirsi al sicuro, anche a costo di tagliare i legami con la famiglia d’origine. In Italia, ha osservato Bajani, quel gesto si scontra con tabù culturali profondi, spesso alimentati da una tradizione cattolica che rende quasi impronunciabile la rottura dei legami di sangue. Negli Stati Uniti, per lo stesso gesto, esiste già una parola: going no contact.

Uno dei passaggi più discussi ha riguardato la scelta narrativa di spegnere il riflettore sul padre, figura dominante, custode della “versione ufficiale” della famiglia, per accenderlo sulla madre. Una figura fino a quel momento invisibile, annullata dalla narrazione paterna, che il romanzo “inventa” e restituisce all’esistenza attraverso la scrittura: fisicità, gestualità, memoria. Un atto letterario che è anche, ha sottolineato Bajani, un atto politico.

Il tema della fuga ha attraversato tutta la conversazione. Le migrazioni del protagonista,da Roma a un paese piemontese, poi Torino, l’Europa, gli Stati Uniti, non sono spostamenti casuali ma tappe di un distanziamento necessario. Arianna Farinelli ha osservato come molti italiani all’estero siano in realtà “figli in fuga,” persone che hanno cercato altrove una libertà che il contesto d’origine non concedeva. Bajani ha aggiunto che il libro ha trovato risonanza in contesti culturali molto diversi: il bisogno di liberarsi da “schiavitù interiori” è universale, anche se si manifesta in forme diverse a seconda del paese.

L’Anniversario non vuole proporre risposte facili né condanne, è una riflessione sui legami che ci definiscono e sulla possibilità di riscrivere il proprio destino, anche quando questo significa uscire dal labirinto.

L’articolo Superbook, secondo panel: “L’Anniversario” e il coraggio di uscire dal labirinto familiare proviene da IlNewyorkese.

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