Alla Casa Italiana Zerilli-Marimò di New York si presenta un libro su Emilio Pucci

Alla Casa Italiana Zerilli-Marimò, centro culturale della New York University dedicato alla diffusione della cultura italiana negli Stati Uniti, è in programma oggi, 13 marzo, la presentazione del libro Emilio Pucci: The Astonishing Odyssey of a Fashion Icon (St. Martin’s Press, 2026). Il volume è scritto da Terence Ward e Idanna Pucci, figlia dello stilista, e sarà poi oggetto di una conversazione con la storica Ruth Ben-Ghiat, docente alla stessa università e studiosa del fascismo italiano. L’incontro, previsto dalle 18:30 alle 20:00, ricostruisce la figura di Emilio Pucci, uno dei nomi più di spicco della moda italiana del Novecento.

Pucci è noto soprattutto per le sue stampe dai colori vivaci e per gli abiti leggeri che negli anni Cinquanta e Sessanta contribuirono a definire l’estetica internazionale associata alla “dolce vita”. Il suo marchio divenne rapidamente popolare tra attrici e figure pubbliche, da Sophia Loren a Jacqueline Kennedy Onassis, e contribuì alla diffusione globale dell’immagine di un’Italia elegante, moderna e legata al turismo mediterraneo. Il libro, tuttavia, concentra l’attenzione su una fase della sua vita meno conosciuta, precedente alla carriera nella moda.

Secondo la ricostruzione proposta dagli autori, durante la Seconda guerra mondiale Pucci partecipò ad attività di collegamento con gli Alleati e contribuì a far uscire dall’Italia documenti ritenuti rilevanti per l’intelligence occidentale. In quel contesto entrò in contatto con ambienti diplomatici e con figure come Allen Dulles, che in quegli anni dirigeva in Europa le operazioni dell’Office of Strategic Services, il servizio di intelligence statunitense precursore della CIA. Questa vicenda, spesso rimasta ai margini della storia sulla sua carriera, costituisce uno degli elementi centrali del libro.

Dopo la guerra Pucci tornò a Firenze, città in cui la sua famiglia era documentata da secoli e che usciva dal conflitto con gravi danni. Lì iniziò la sua attività nel settore della moda, contribuendo alla crescita internazionale dello stile italiano nel dopoguerra. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta l’Italia diventò progressivamente uno dei principali centri globali della moda, accanto a Parigi e New York, ed il lavoro di stilisti come Pucci contribuì a costruire l’immagine del Made in Italy come fenomeno culturale oltre che commerciale.

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