Juliette Binoche a Filming Italy Los Angeles

In occasione dell’undicesima edizione di Filming Italy Los Angeles, ideato e diretto da Tiziana Rocca, Juliette Binoche è stata premiata per il suo nuovo percorso artistico come regista e ha presentato in prima statunitense il film IN-I Motion. Un riconoscimento che segna una fase inedita della carriera dell’attrice premio Oscar, sempre più orientata verso la creazione e la ricerca espressiva oltre la recitazione.

Benvenuta a Filming Italy Los Angeles. Che significato ha per lei questo riconoscimento come regista, proprio in occasione della première americana del film?

È stato quasi un “ammiccamento”, perché di solito si riceve un premio dopo che il pubblico ha visto il film, non prima. È qualcosa di molto nello stile di Tiziana Rocca, che ha un modo unico di fare le cose, e ho accettato con gioia proprio perché lei è una persona speciale. Non posso dire di meritare un premio come regista: sono soltanto all’inizio di questo percorso.

Ha detto di sentirsi pronta a dirigere. Che tipo di storie vorrebbe raccontare in futuro?

C’è un film che mi piacerebbe realizzare, ma credo sia importante mantenere il silenzio sui propri desideri finché non prendono davvero forma. Ogni processo creativo ha bisogno di maturare in modo misterioso e segreto; parlarne troppo presto rischia di disperdere l’energia. Per questo preferisco non rivelare ancora nulla.

Questo progetto rappresenta per lei una nuova avventura artistica: dal teatro e dalla danza fino alla regia cinematografica. Quanto è importante continuare a esplorare territori creativi diversi?

Uno dei temi che più mi interessa nella vita è la creazione: come possiamo trasformarci da semplici creature in creatori?È una domanda profondamente spirituale. Credo sia un percorso verticale, più che orizzontale, che ci mette in relazione con qualcosa di più grande. Questa ricerca è centrale per me, per il mio cuore e per il mio modo di intendere l’arte.

L’idea del film nasce anche da un incoraggiamento di Robert Redford. Che ricordo conserva di quell’incontro?

Non fu una vera conversazione. Alla fine di uno spettacolo, dopo una tournée durata circa un anno con oltre centoventi repliche, arrivammo a New York. Io non ero nemmeno nel camerino: lui mi stava aspettando davanti alla porta. Quando arrivai, mi fece entrare, chiuse la porta e disse: “Devi fare un film da questo spettacolo.” Lo ripeté più volte e io capii che aveva ragione. Sapevo di dover condividere quell’esperienza, ma non avevo ancora una produzione né sapevo come farlo. Alla fine del tour, a Parigi, chiesi alla regista Marion Stalens di filmare le ultime sette repliche. Quindici anni dopo, incontrai due produttori interessati a lavorare con me e proposi loro quel materiale. Da lì nacque l’idea di realizzare un documentario sul processo creativo dello spettacolo, utilizzando sia le immagini girate sia le registrazioni delle prove e delle performance.

Parliamo del ruolo delle donne nel cinema. Quale futuro immagina per le donne, davanti e dietro la macchina da presa?

Dobbiamo creare noi il nostro futuro, senza aspettare che lo faccia qualcun altro. Le attrici devono riconoscere dove possono mettere la propria energia, la propria anima, all’interno di una storia. Per me tutto è legato alla trasformazione: se in una storia non c’è trasformazione, allora diventa piatta. La vita stessa è trasformazione, fisica e interiore. Ed è questo che rende un personaggio davvero interessante, sia per chi lo interpreta sia per il pubblico.

Siamo a Hollywood. Qual è, secondo lei, la differenza tra il cinema europeo e quello hollywoodiano?

Facendo parte della European Film Academy, credo che in Europa si tenda a mettere l’arte prima del business. Cerchiamo una qualità cinematografica legata a una lingua, a una visione, a un luogo. Le differenze culturali tra i nostri Paesi diventano una forma di unione. Qui a Hollywood, per la mia esperienza lavorando con molte persone, sembra che la prima preoccupazione sia spesso il business. Naturalmente esistono anche artisti profondamente legati al cinema come forma d’arte, ma direi che questa rimane la principale distinzione.

L’articolo Juliette Binoche a Filming Italy Los Angeles proviene da IlNewyorkese.

Torna in alto