Washington, DC – Venticinque anni di cooperazione, migliaia di opere recuperate e un messaggio chiaro: il patrimonio culturale non è una merce, ma un’eredità collettiva da proteggere. È questo il senso profondo dell’evento “Custodians of Culture”, ospitato a Villa Firenze, residenza dell’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, per celebrare il 25° anniversario del Memorandum di intesa tra Italia e USA contro l’importazione illecita di materiale archeologico.
Un anniversario che non guarda solo al passato, ma rilancia un modello di collaborazione internazionale diventato negli anni un riferimento globale nella lotta al traffico illecito di beni culturali.
Un accordo che parla di valori, non solo di regole
Ad aprire la serata è stato l’Ambasciatore Marco Peronaci, che ha ricordato come l’accordo, firmato per la prima volta nel 2000, abbia superato da tempo la dimensione puramente normativa.
«Non è solo un’intesa regolamentare – ha sottolineato – ma un accordo sui valori. Ribadisce che il patrimonio culturale non è una merce, bensì un’eredità condivisa, da difendere contro traffici illeciti e sfruttamento».
Grazie alla cooperazione tra le autorità dei due Paesi, ha ricordato l’Ambasciatore, oltre 5.000 reperti archeologici e opere d’arte sono stati recuperati e restituiti all’Italia in questi venticinque anni.

Il rinnovo del Memorandum e il ruolo degli Stati Uniti
La celebrazione segue di poche settimane il rinnovo del Memorandum, firmato a Roma il 5 dicembre 2025 dal Ministro della Cultura Alessandro Giuli e dall’Under Secretary per la Diplomazia Pubblica Sarah B. Rogers, a conferma di un impegno condiviso che resta centrale nelle politiche culturali e di sicurezza.
Per il Dipartimento di Stato americano è intervenuto Darren Beattie, Senior Bureau Official per gli Affari Educativi e Culturali, che ha evidenziato la portata strategica della tutela del patrimonio:
«Proteggere i beni culturali significa salvaguardare identità, memoria e tradizioni. Da oltre un quarto di secolo lavoriamo fianco a fianco con l’Italia per garantire che questi tesori continuino a ispirare il mondo».
Forze dell’ordine e competenze specialistiche: un’alleanza concreta
Ampio spazio è stato dedicato anche al ruolo operativo delle forze dell’ordine. Charles Wall, Vicedirettore di Immigration and Customs Enforcement, e Scott Schelble, Vicedirettore Aggiunto della Divisione Operazioni Internazionali dell’FBI, hanno sottolineato come la collaborazione con l’Italia rappresenti un modello efficace di azione congiunta contro il traffico internazionale di opere d’arte.
Un riconoscimento particolare è andato all’esperienza italiana, rappresentata dal Generale Antonio Petti, comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, considerati a livello internazionale un’eccellenza nel settore.
La restituzione delle opere: il momento più simbolico
Il cuore emotivo della serata è stata la cerimonia di restituzione all’Italia di opere d’arte confiscate, alcune delle quali esposte in una mostra allestita per l’occasione a Villa Firenze. Un gesto concreto, che ha dato forma visibile ai risultati della cooperazione bilaterale.
Un messaggio chiaro: quando gli Stati collaborano, il patrimonio torna alla collettività e alla sua storia.
Il dibattito: musei, tecnologia e nuove sfide
A seguire, un dialogo di alto livello moderato dall’avvocato Channah Norman, con Deborah Lehr, fondatrice dell’Antiquities Coalition e CEO del Meridian International Center, e Chase F. Robinson, direttore del National Museum of Asian Art dello Smithsonian.
Il confronto ha affrontato temi cruciali:
- le strategie transnazionali di tutela,
- la ricerca sulla provenienza nei musei,
- gli strumenti legali e investigativi,
- il ruolo crescente della tecnologia nel garantire trasparenza e responsabilità.
Nascono le “Villa Firenze Talks”
L’evento ha segnato anche il debutto di “Villa Firenze Talks”, una nuova serie di incontri pensata per rafforzare il dialogo transatlantico su grandi temi globali: dalla sicurezza alla geopolitica, dall’innovazione tecnologica alla tutela del patrimonio culturale.
Una piattaforma che punta a trasformare la residenza dell’Ambasciatore in un laboratorio permanente di confronto tra istituzioni, esperti e leader internazionali.
Un impegno che guarda al futuro
La visita finale alla mostra delle opere confiscate ha chiuso una serata dal forte valore simbolico, riaffermando un principio condiviso da Italia e Stati Uniti: la cultura è un bene comune e la sua tutela è una responsabilità globale.
Dopo 25 anni, il Memorandum non è solo un accordo rinnovato, ma la prova che la cooperazione internazionale può restituire al mondo ciò che il traffico illecito tenta di sottrarre alla storia.



